Profughi

PROFUGHI

SMIRNE 1922

In tempi e luoghi diversi tutti gli stati e i popoli furono conquistatori e conquistati, persecutori e perseguitati, aggressori ed aggrediti, colonizzatori e colonizzati: talvolta i “liberatori” sono stati ben peggiori degli ex colonizzatori ed è stato sempre più difficile liberarsene.

Come racconta Fedro nella sua favola “il lupo e l’agnello”, i motivi addotti per aggredire sono infiniti: quando poi ci si nasconde dietro pretesti di carattere religioso, l’accanimento è maggiore e le atrocità commesse sono spesso più cruente.

Il momdo è composto di profughi: anche chi è nato e vissuto sempre nello stesso luogo ha avuto certamente un antenato che proveniva da un paese diverso.

Chi si è trasferito per primo in un luogo non ha il diritto esclusivo di risiedervi né di vietare ad altri di trasferirvisi in tempi successivi e, tanto meno, risiedere su un territorio per diritto di conquista ha valide basi giuridiche e morali.

Nessuna riga tracciata su di una carta geografica da politici spesso faziosi o incompetenti, riga chiamata convenzionalmente “confine”, può dividere equamente ed esattamente i popoli; sotto vari aspetti linguistici, religiosi o per comuni tradizioni, restano sempre al di qua e al di là del confine popolazioni che si ritengono appartenenti allao stesso ceppo: ne conseguono, se aizzate, ribellioni e conflitti interminabili.

Queste considerazioni, valide ovunque, lo sono soprattutto per le regioni che geograficamente si affacciano sul pare Egeo, sul mare di Marmara (Prepontide), sul Bosforo e sul mar Nero (Ponto) le cui popolazioni erano da secoli inestricabilmente mescolate. Singoli o popolazioni intere si sono spostati volontariamente più volte, in ogni tempo, anche a seguito di coercizioni, provenienti da altre regioni o nell’ambito dello stesso scacchiere considerato.

La posizione geografica di Costantinopoli, già sede di imperi, di commerci intercontinentali e scambi di ogni genere fra oriente ed occidente, stimola la cupidigia e l’interesse politico di ogni potenza.

A titolo di orientamento ecco un elenco incompleto delle varie etnie o popolazioni che in varie epoche si sono stanziate in quelle zone: Turchi, Turcomanni, Tartari, Arabi, Kafiri, Rumeni, Ungheresi, Tracesi, Catalani, Persianli, Avari, Curdi, Armeni, Tzigani, Berberi, Siriaci, Bulgari, Copti, Greci, Slavi, Albanesi, Ebrei provenienti dalla Spagna, Genovesi, Veneziani, Olandesi, Nordici, Russi etc.

La consistenza delle religioni è frequentemente soggetta a modifiche numeriche sostanziali dovute alle conversioni e alle riconversioni dettate da vari motivi, anche da interessi concreti.

Spesso le argomentazioni addotte per giustificare un progetto di conquista territoriale si basano sul fatto che la lingua parlata è quasi identica sotto sovranità diverse.

E’ noto che parlare la stessa lingua non significa appartenere alla stessa etnia o desiderare di appartenere allo stesso stato: tutti quelli che sono nativi o hanno vissuto lungo quelle rive erano in grado di esprimersi – più o meno bene – in tre o quatto lungue e di intendersi perfettamente con tutti; certamente a causa del dominio del clero ortodosso ed al rispetto per la cultura emanata da Atene due millenni fa, i dialetti greci costituivano la lingua veicolare più diffusa.

Bisogna ribadire quanto è stato biologicamente provato: nel DNA umano non esistoni razze, ma differenze di pelle, di fisionomia e culturali da rispettare ed integrare.

La Grande Guerra 1915-18 coinvolge anche l’Impero Ottomano che è in precipitosa decadenza; ha perso quasi tutti i territori occupati e il potere centrale del Sultano non è in grado di reggere la situazione.

Aggredito dalla Russia si allea con la Germania e nel condivide le sorti dopo la sconfitta.

Gli appetiti di Italiani, Francesi, Inglesi e Russi attendono da tempo il momento favorevole per spartirsi le spoglie del cosiddetto “Grande Malato”; litigano fra loro mercanteggiando i territori.

Un accordo approssimativo, detto di Sèvres fra gli alleati viene stilato nel 1915, ma è subito giudicato inattuale.

Su suggerimento di W. Churchill un corpo di spedizione ben armato equipaggiato, composto soprattutto da Australiani era sbarcato nel 1915 nella penisola di Gallipoli (Chersoneso) con l’obiettivo di marciare rapidamente su Costantinopoli e far così cessare il conflitto.

Ma fu solennemente battuto, con enormi perdite,  e costretto a ripartire; in quel momento emersero le straordinarie doti di parizia e coraggio dell’allora colonnello Mustafà Kemàl le cui istruzioni e decisioni portarono le truppe turche alla vittoria.

Era interesse degli alleati, dominati dalla potente diplomazia inglese guidata da Lloyd George, di far intervenire anche la Grecia nel conflitto.

E’ demoralizzante pensare ai cosiddetti grandi della storia come Lloyd George che, sulla base di una normale carta geografica, discuteva di nazionalità e confini, convinto di leggere una carta antropologica e scoprire l’esistenza di migliaia di greci a seconda dei colori della carta e della necessità di convincere l’interlocutore della validità delle proprie tesi: dimenticava o non sapeva che Smirne e l’Anatolia erano occupate da oltre 400 anni dagli ottomani e che non esistevano statistiche sulla consistenza delle varie etnie.

Lloyd George trovò in Venizelos, un intelligente e fervente nazionalista cretese, l’uomo adatto a capeggiare un tentativo di realizzare il grande sogno, la “Grande Idea”  – esistente in alcuni ambienti greci – che vagheggiava l’occupazione – non rioccupazione – di Costantinopoli e di buana parte dell’aAnatolia, da cristianizzare successivamente.

Il generale Metaxas, che non si faceva illusioni, aveva scritto a Venizelos un pedestre rapporto sulla sproporzione delle forze, l’enormità dei territori oggetto dei desideri nazionalistici e aveva osservato che il problema insolubile consistenza non tanto sulla possibilità di conquista, quanto in quello di poter mantenere le conquiste.

Intanto il clero ortodosso ed emissari da Atene fomentavano ovunque la rivolta; altrettanto facevano i servizi segreti delle potenze alleate con i Curdi, Armeni, Arabi, Egiziani, Iracheni, Siriani, Palestinesi ed Ebrei; erano ricchissimi di promesse generose.

Nel 1918 Costantinopoli e varie parti dell’Anatolia erano state occupate da Italiani, Francesi, Inglesi e Russi.

Nel maggio 1919 un corpo di spedizione greco, ben armato ed equipaggiato, guidato da un reggimento di euzones, sbarcò a Smirne.

Ad attenderli sul molo c’era il Metropolita Chrisostomos che li accolse con entusiasmo, li benedisse e si ebbe a comportare come un vero e proprio governatore cavalcando le manifestazioni patriottiche di ogni genere dei greci-otodossi e la loro ubriacatura nazionalistica.

Quello stesso giorno si udì una fucilata… allora i soldati greci attaccarono una caserma con pochi soldati turchi, li fecero uscire a mani alzate e cominciarono a bastonarli.

Almeno una trentina di soldati disarmati vennero massacrati dalla folla, altri vennero spogliati, finiti a colpi di baionetta e gettati in mare.

Durante il primo giorno dell’invasione i morti turchi, inermi, furono circa trecento.

La brutalità dello sbarco a Smirne aveva imbarazzato anche alcuni dei più accaniti sostenitori che nei circoli occidantali appoggiavano lo sbarco del corpo di spedizione greco.

Atene ed il suo passato culturale affascinava i paesi occidentali! Gli inglesi leggevano Bayron e pensavano che le attuali popolazioni ellenofone fossero una diretta filiazione, la stessa stirpe della Grecia classica.

Questa nazione ha, etnicamente e politicamente parlando, confini difficilmente delimitabili in quanto anche nel lontano passato era sempre  stata suddivisa inpiccole città-stato in perenne conflitto tra loro.

Non fu mai un impero territoriale con capitale Atene, imperi furono quello Romano d’Oriente e Occidente e quello Ottomano.

Come molti altri stati anche la Grecia fu dominata da “altri”, chiamati stranieri o barbari; in particolare la occuparono il potente stato della Macedonia, l’Imero Romano d’Oriente ed Occidente, i Goti, gli Unni, gli Slavi, i bulgari, i Normanni, gli Albanesi, i Crociati, i popoli latini in genere, i Veneziani, i Genovesi e fu dominata quasi interrottamente dall’impero Ottomano per oltre 400 anni.

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