Visitando Quelle Isole

VISITANDO QUELLE ISOLE

Nell’Egeo c’è una fiamma che non è ancora spenta e che nessuno spegnerà: la fiamma dell’affetto riconoscente di quelle miti popolazioni.

Ci hanno riferito che quando a suo tempo si sparse la notizia che l’Italia avrebbe aperto a Rodi la sua rappresentanza diplomatica, un testimone oculare raccolse e riferì le impressioni degli isolani: “Il Console deve avere una casa, nella casa ci sarà una finestra, alla finestra ci sarà un porta-bandiera e nel porta-bandiera che altro potremo vedere se non il Tricolore?”

Poi ci informarono con quante persone sarebbe giunto il nostro Console. Seppero che erano in cinque e dissero: “Sono altri cinque con cui potremo parlare italiano”.

Forse i libri di storia parlano del trentennio italiano, lo rappresentano come un’epoca di oppressione.

La verità è ben diversa e la confermano non solo gli abitanti di Rodi, ma anche i più umili cittadini sperduti all’interno delle isole o nelle campagne.

Abbiamo potuto constatare che i trenta anni dell’Italia a Rodi, e particolarmente quelli del Governatore civile Mario Lago, hanno segnato un passo decisivo per la rinascita dell’Isola.

Ripetono che il tenore di vita delle popolazioni locali in quegli anni si elevò sensibilmente. Il centro di Rodi, abitato da 12.000 Greci, Turchi ed Ebrei, senza alcuna coesione tra di loro, si trovò in pochi anni trasformato in una florida città di oltre 30 mila abitanti, di cui varie migliaia di italiani, conviventi nella pace e nella serenità del loro lavoro.

Le industrie e il commercio prosperarono come non mai.

Attrezzata e valorizzata dal punto di vista artistico, turistico e climatico, Rodi divenne la perla del Mediterraneo, meta ricercatissima di migliaia di studiosi e di turisti che vi affluivano da tutte le parti del mondo. 

Se la guerra, con le sue passioni politiche, razziali e religiose, ha sconvolto uomini e cose, questo miracolo economico, artistico e sociale resta tuttavia una grande realtà storica e offre una prova incontrovertibile della capacità creativa e organizzativa dell’Italia.

Malgrado le vicissitudini dei tempi, come è rimasta – nella tumultuosa storia di Rodi – l’impronta dell’antica civiltà romana e cristiana, così rimarrà indelebile il sigillo della civiltà italiana.

E sull’eterna primavera dell’Isola delle rose e dei fiori brillerà nei secoli la luce immortale di Cristo e di Roma.

IURLARO VINCENZO

            Grande Invalido di Guerra

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