Ritorno nell’isola delle rose, del sangue e delle spine

Ritorno nell’isola delle rose, del sangue e delle spine.

Tornare dopo 40 anni, coi capelli bianchi, nell’isola di Rodi dove, nel 1942, approdai appena ventenne, ha sconvolto profondamente il mio animo fino alla commozione e alle lacrime.

Via via che la nave andava avvicinandosi all’incomparabile “Isola delle rose” cercavo ansiosamente di scoprire con lo sguardo attento – in uno scenario limpidissimo – il profilo di Monte Paradiso, di Trianda, di Cremastò, del Villaggio Cretese, della città di Rodi, col suo maestoso Castello dei Cavalieri, il Palazzo del Governo, la Chiesa di S. Giovanni, il Molo di S. Nicola, il Porto e il famoso Mandrachio.

Salvo le nuove costruzioni di Grandi Alberghisoprattutto sulla riva della punta dell’isola a Cremastò, ho riconosciuto tutto perfettamente come allora e la mia gioia è stata grande, profonda la mia commozione: ho rivissuto per qualche istante, il più caro ricordo della mia spensierata e gaia giovinezza.

Ma è subito riaffiorata accavallandosi, nella mia mente già scossa da tante dolci emozioni, il triste ricordo delle tragiche vicende di quegli ultimi mesi in cui rimasi prigioniero nell’isola e, riguardando nuovamente quelle montagne, quel cielo e quel mare, ho ripensato ai campi di prigionia, alle reti di isolamento, alle zone di sterminio che causarono sofferenze e stragi tra le nostre formazioni militari e anche tra i civili.

Mi sembrava di udire nuovamente le loro grida di dolore, le loro invocazioni di aiuto, il crepitio lugubre delle mitraglie, l’urlo straziante delle sirene, il fuoco infernale dei bombardamenti aeronavali.

E per qualche istante mi sono chiuso in un doloroso silenzio.

Ho ringraziato il Signore per avermi fatto uscire vivo e incolume dalla infernale tragedia di Rodi e dell’Egeo nella quale rimasero vittime innocenti 15.000 nostri fratelli.

Appena sbarcati nell’isola di Rodi, abbiamo preso alloggio nel magnifico Albergo AGLAIA a poca distanza dalla riva e poi ci siamo sparpagliati tutti per le varie zone dell’isola alla ricerca affannosa dei luoghi dove in quel periodo ognuno di noi visse momenti di gioia e di dolore, affrontati sempre con la spensierata disinvoltura di ventenni.

Come quello dei nostri fratelli prematuramente caduti, anche il nostro cammino sulla terra sta ineluttabilmente volgendo al termine, ma il nostro ricordo riconoscente non è mai cessato e durerà per tutta la vita.

Lo perpetua il Tempio Votivo di Sermoneta, dove la Campana del ricordo e l’inno ai caduti dell’Egeo ricordano ai Reduci e ai visitatori, le solenni parole, scandite fra le note del gran silenzio, che Essi rimangono “ sempre vivi, sempre presenti sempre vicini ea noi”.

La nostra Crociera Pellegrinaggio iniziata dal Tempio Votivo di Sermoneta, ha avuto due sote nel mare: a Cefalonia e a Corfù per un solenne rito di commemorazione e di messaggio fraterno ai Caduti di quelle Isole.

Ha quindi portato i Crocieristi nelle Isole da loro scelte: Lero, Coo, Scarpanto e Rodi.

Dovunque si sono svolte solenni cerimonie commemorative.

A Rodi è culminata sul Monte Fileremo dove, unitamente a tanti pellegrini e visitatori di diverse nazionalità, abbiamo pregato a lungo per noi sopravvissuti e per i Caduti di tutti i fronti e di tutte le Nazioni perché dal loro sangue innocente versato in una inutile guerra, germogli una vita nuova e una nuova civiltà, feconda di luce, di fraternità e di pace, per tutti i popoli della terra.

GILIO  TRAMENTOZZI

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