Giovanni Terruggia

GIOVANNI TERRUGGIA

Richiamo all’attenzione dei presenti l’introvabile e coinvolgente pubblicazione di Arnaldo Fortini: “I nostri morti” nel quale il noto studioso, l’avvocato dei morituri, il Sindaco, poi Podestà di Assisi, con puntigliosa precisione, propone le foto e una breve storia di ogni soldato che non fece più ritorno nella propria terra, se non in una semplice bara di legno.

Anche nella Guerra 1940-45 tanti Assisani sacrificarono la propria giovane esistenza nel Regio Esercito, in Marina e in Aeronautica, molti, tanti, persero la vita a bordo delle navi che li portavano a combattere in lidi lontani che vennero silurate da sommergibili nemici.

Anche l’ing. Cap. del Genio Giovanni Terruggia (Milano 14.8.1899 – Coo 5.10.43) di cui intendo proporre la storia, già combattente della Grande Guerra ebbe la stessa sorte navigando  da Brindisi verso le isole del Dodecaneso dove era stato destinato, ma si salvò e prima di essere accolto da un natante di salvataggio cercò disperatamente di aiutare alcuni soldati che feriti e appesantiti dagli abiti e dagli effetti personali rischiavano di annegare.

Terruggia dopo molti anni accanto a don Giovanni Rossi, a Milano, aveva sentito il fascino del Card. Andrea Ferrari, collaborando con don. Giovanni, assistente federale della gioventù milanese.

Terruggia concepiva la vita come un bene posto a servizio dei fratelli e la generosità era un suo tratto caratteristico.

Nel dicembre del 1939 don Giovanni, non essendo state superate le incomprensioni con i “Milanesi” della Comunità di San Paolo, raggiunse Assisi, accolto dall’allora Vescovo, Mons. Placido Nicolini, per fondare la Pro Civitate Christiana. Ottenute le sedi idonee per gli uffici e le abitazioni dei Volontari, le nuove istituzioni grazie all’entusiasmo dei fondatori in poco tempo ottenne a livello locale, regionale e nazionale prestigio a un posto di rilievo nel mondo della cultura religiosa e laica.

Neanche la guerra, alla quale l’Italia diede la propria adesione nel giugno 1940, fermò l’impegno e l’attività dei Volontari della Pro Civitate Christiana che diedero vitta ad Assisi al primo Corso di Studi Cristiani (ancora proposto annualmente)

Terruggia, pur condannando la guerra, amava gli uomini che la sentivano dolere nell’anima e nelle carni: amava la Patria al di sopra delle sue umane malvagità.

Il suo posto era dove si soffriva e si moriva (dal libro di Don Carlo Rossi – Edizioni P.C.C. – Assisi) pertanto decise di partire contro il parere del fondatore della Pro Civitate Christiana. “Il proposito emanava dalla persuasione di compiere un dovere visto particolarmente nella luce missionaria”.

Raggiunse, dopo molte peripezie Rodi: l’isola del Sole, l’isola dei Cavalieri e l’isola delle Rose avente un ruolo dai lontani secoli omerico fino all’Ordine di S. Giovanni; nel 1942 soggetta ancora alla sovranità italiana.

A Rodi, nel periodo in cui il Cap. Terruggia prestava il servizio militare, operava il Comando delle Forze Armate dell’Egeo tenuto dall’Amm. Inigo Campioni; la sede dello stesso era nella piazza della nuova Cattedrale dedicata a S. Giovanni Battista.

L’Arcivescovo di Rodi era il Frate Minore Mons. Florindo Acciari della Provincia dei Frati Minori di S. Maria degli Angeli – Assisi.

Terruggia, secondo numerose testimonianze di civili (Rodioti), religiosi e di militari si distinse per le sue capacità professionali, per i fraterni, francescani rapporti che ebbe con i superiori, i sottomessi e con gli isolani. Era considerato ed apprezzato anche dai Cappellani Militari dei vari comandi per i quali Nino Terruggia addirittura teneva dei frequenti incontri di aggiornamento in cui evidenziava la sua profonda cultura teologica acquisita negli anni milanesi accanto al Card. Ferrari e a don Giovanni Roddi, con il qual teneva una affettuosa quasi giornaliera corrispondenza.

Sono tante, coinvolgenti e commoventi le missive che Terruggia affidava ai Piloti della Regia Aeronautica i quali frequentemente partivano dall’Aeroporto di Rodi per Roma, dirette a don Giovanni Rossi e al di lui fratello don Carlo, alla carissima sorella Maria, anch’ella volontaria della Pro Civitate Christiana e che per molti anni ebbe incarichi di prestigio all’interno della benemerita istituzione e che dal 21.1.1998 riposa nel Camposanto di Assisi insieme ai Volontari, molti dei quali, nel dicembre 1939, diedero vita con don Rossi alla Pro Civitate Christiana.

Intanto la guerra stava sconvolgendo la vecchia Europa mentre fortunatamente a Rodi giungevano ogni giorno solo le tragiche notizie che riguardavano anche l’Italia, mai militari italiani e tedeschi di stanza nell’isola non furono coinvolti dal dramma del conflitto mondiale se non fino all’8 settembre 1943 che trasformò in poche ore gli alleati di ieri in acerrimi nemici.  I vari comandi delle isole non ricevevano ordini precisi da Roma e i militari lasciarono le caserme per cercare momentanei rifugi e protezioni dal piombo tedesco.

Terruggia trovò il suo ufficio e la sede operativa deserta. Comprese che era in atto un “fuggi fuggi” generale e, rimanendo fieramente in uniforme, si allontanò dal pericolo incombente. Ai soldati in fuga verso il porto suggeriva un comportamento dignitoso e il rispetto per la Patria lontana. Anch’egli, dopo varie peripezie, raggiunse la spiaggia di Coo e salì a bordo di un barcone stracarico di militari e civili diretto verso la vicina terra turca. Il natante non poteva accogliere altri “passeggeri”.

Nel momento in cui si stava staccando dall’ormeggio sopraggiunse un soldato italiano il quale urlando e piangendo chiedeva che fosse accolto a bordo poiché era un padre di famiglia con “5 figli a carico”.

“Questo personaggio non è nuovo nella vita di Nino. Un giorno o l’altro doveva pur farsi avanti a chiedere la propria vita in nome dei figli” (pagina 228 da “Giovanni Terruggia” di don Carlo Rossi – Edizione P.C.C. – Assisi).

Terruggia fa ricondurre la barca alla spiaggia, scende e cede il suo posto al padre di famiglia. La barca riprende il mare, muta nella rotta delle altre …

Nino resta. In queste due parole c’è tutto un dramma di dolore e di eroismo. Dopo, andò al Comando per l’atto di resa al nemico con altri ufficiali (da “Giovanni Terruggia” di don Carlo Rossi).

Il 5 ottobre /ad Assisi si tenevano le feste Francescane) a Linotopoti il Capo del Corpo di Spedizione, il Gen. Muller, un uomo brutale avido di vendicarsi degli “italiani traditori” diresse un interrogatorio a simulare un giudizio. Dopo il tramonto gli ufficiali fermati, era oltre 60, furono avviati in direzione del porto. Non erano che ombre e si di essi, ignari, l’ombra della morte in agguato. Ad un tratto “l’urlo” delle mitragliatrici infrange il silenzio e le vittime senza un gemito vengono abbattute nel fango.

Ad Assisi, don Giovanni e i “suoi Volontari, sono disperati: dall’ottobre 1943 non arrivano notizie da Terruggia. Nell’ottobre 1945 il Vescovo di Rodi informa don Giovanni che erano stati ritrovati i resti del “caro e santo” Cap. Terruggia. Il 13.3.1945, nella fossa dove erano stati gettati i corpi dei nostri ufficiali, furono agevolmente individuati i resti di Terruggia; infatti solo lui aveva le spalline cremisi con le stellette e la corona del Rosario: era senz’altro un magnifico contrassegno”.

Nino Terruggia aveva tanto desiderato di tornare tra i fratelli della Pro Civitate Christiana, ma neanche defunto poté essere trasportato a dormire il sonno degli eroi vicino ai suoi cari.

Mons. Placido Nicolini, Vescovo di Assisi, ha scritto: “giovane senza macchia, intelligente, pronto ad ogni sacrificio, sorretto sempre da un ideale altissimo, caduto a Coo dell’Egeo, vittima del suo dovere. Fiore bellissimo della Pro Civitate Christiana che nel suo sangue è ora imporporata così che ad essa “nec rosae nel lilia desunt”.

Sua Eminenza il Card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, ha spiegato di Terruggia tutto in queste poche incisive parole:

“E’ stato il più puro eroe dell’ultima Guerra”

Massimo Zubboli 

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